BIOGRAFIA
Guerino Casella, pittore miniaturista, figurativo surreale è nato a Roncole Verdi di Busseto il 10/02/1916 la sua infanzia fu molto “penosa” affermazione che diceva quando raccontava la sua vita; infatti nacque nel mezzo della prima guerra mondiale non conobbe mai sua madre e fu portato all’orfanotrofio di Parma per essere adottato in tenera età prima da una famiglia di Montechiarugolo dandogli il cognome di Fatalcini fu riportato in orfanotrofio per futili motivi e adottato poi da una seconda famiglia molto modesta che lo allevò con molto amore e lo riconobbe civilmente dandogli il proprio cognome definitivo di Casella.
Sin dalla tenera età dimostrò grande passione per l’arte informandosi sui giornali leggendo tutti gli articoli che riguardavano l’arte in genere e in particolar modo la pittura, ritagliava queste recensione per avere una documentazione da consultare nel tempo, i denari per comprare i libri erano molto scarsi. Quella passione per l’arte lo portò a studiare da privatista ottenendo la maturità artistica con il massimo dei voti presso l’Istituto d’Arte Toschi di Parma.
Tornato dalla seconda guerra mondiale, ha vissuto a Brescello fino al 1970 dove, ha conosciuto in quel tempo il pittore Ligabue di Gualtieri, si è trasferito da quella data in poi a Parma sino alla morte avvenuta il 3/08/2008.
Ha scoperto l’estro della sua pittura nei peggiori dei modi, nei campi di concentramento tedesco, dove fu internato nell’ultimo conflitto bellico sino al giorno della liberazione da parte degli alleati, facendone di questa virtu’ una necessità di sopravvivenza per se e per aiutare i suoi compagni di prigionia realizzando ritratti agli ufficiali e comandanti tedeschi e ai loro famigliari di questi, ottenendo cibo per il suo sostentamento a qualche oggetto di scambio come portafoglio o borsetta per la moglie, come scriveva nelle sue lettere indirizzate alla moglie Rina. Nelle generalità del mittente si legge nelle lettere che spediva Casella Guerino, numero del prigioniero, 18898 designazione del campo 3./Bau-
In questa drammatica circostanza che durò per tutta la sua gioventù cioè da venti a trenta anni, Casella scoprì in quel buio profondo come quello della guerra vissuta in campo di sterminio e una vita incerta, una profonda fede religiosa, che si noterà per sempre in molti dei suoi dipinti come lui stesso, confermerà anche nei suoi scritti sino alla morte. La prima mostra la fece a quarantuno anni nel 1957 questo lungo silenzio dovuta alla permanenza al servizio militare una tragedia di un figlio che morì appena nato che vide per poco tempo una volta tornato dal fronte, e con una famiglia da mantenere e con scarsi mezzi economici visto il periodo, dove si adattò per arrotondare quei pochi denari lavori piuttosto umili che vidi io stesso, fece anche lavori piuttosto importanti come restauratore di affreschi in una nota casa storica di Parma come si osserva da un album fotografico fatto dall’artista nel 1959.
Nella sua esperienza di artista non disdegnava anche la pittura su tela, bozzetti improvvisati a carboncino per fissare dei momenti o espressioni a lui particolari, e anche qualche studio di scultura con cera vergine ancora ben conservati. La miniatura di Casella oggetto fondamentale della sua vita è considerata dai critici del suo tempo come “arte paziente e meticolosa che trova in Casella Guerino il suo massimo esponente”.
Le tavole di Casella ci portano nel lontano, ma solo anagraficamente parlando mondo di Brughel, dei Fiamminghi a Salvador D’Alì e a De Chirico. L’artista compie le giuste sintesi, trae da questi maestri grandi lezioni, gli stimoli per interpretare con simbologie arcaiche e profondamente progressiste le dimensioni reali del nostro presente.
Una rilettura colta, ricercata e raffinata dell’arte, come giochi di specchi attraverso i quali riflettere la luce e soggetti nelle loro perfette prospettive geometriche. La sua arte si aggancia al lirismo geometrico e matematico del contrappunto di Bach, le toccate, le fughe in armonia perfetta assonanza e dissonanza neUna rilettura colta, ricercata e raffinata dell’arte, come giochi di specchi attraverso i quali riflettere la luce e soggetti nelle loro perfette prospettive geometriche. La sua arte si aggancia al lirismo geometrico e matematico del contrappunto di Bach, le toccate, le fughe in armonia perfetta assonanza e dissonanza nel suo scendere verso il divino, oppure all’umanesimo caldo e mediterraneo di Vivaldi vivono nelle sue opere, piccole perle perfette, nella pittura, manifesta anche nei suoi dipinti una profonda fede religiosa maturata durante la prigionia.
La tecnica adottata è quella dell’acquerello su avorio quando era disponibile sul mercato dagli anni cinquanta e settanta, poi introvabile, dove l’eccellente figurazione si coniuga con una grande spontaneità espressiva contenuta e immaginaria, classica e romantica. “Casella ci riporta in quel periodo, del XIV, dove la laboriosa paziente arte di scrivere e miniare i codici e dipingere in piccoli formati a mano era diventata una consuetudine” nel tempo attuale tale arte non esiste più dando alle sue opere un valore veramente singolare e unico e importante, questi preziosi gioielli d’arte lo sono al pari dei gioielli commerciali comunemente conosciuti. Nella sua lunga carriera di miniaturista ha partecipato a concorsi, ha allestito limitate personali in Italia nelle più importanti città come Firenze, Milano, Venezia e altre città italiane e all’estero, come Innsbruck. Avendo ovunque consensi sia dalla critica sia dal pubblico ma anche perplessità da parte di alcuni critici che si opponevano a considerare quest’arte alla stessa stregua di quella ufficiale di dimensioni enormi come quella dei grandi dipinti e non la ritenevano arte dato la superfice così ridotta. Molte delle sue opere si trovano sperdute per il mondo in collezioni private e pubbliche, queste sono le poche disponibili a essere mostrate per chi sia amante del bello forse pochi; è venuto a contatto con molti personaggi celebri che hanno fatto la storia di quel periodo come il presidente della repubblica Luigi Einaudi, John Kennedy, papa Giovanni XXIII, artisti come Giorgio de Chirico con il senatore a vita Giulio Andreotti, Cesare Zavattini ecc. Restando però sempre vincolato ai suoi principi di semplicità.
La sua limitata notorietà è dovuta anche al carattere schivo e misticamente solitario e molto operoso nel creare nuove miniature, dedicava più tempo al suo estro che alla sua notorietà. Inoltre era dovuto anche a una scarsa disponibilità economica di allestire esposizioni, si pensi solo al ritorno dalla guerra con già una responsabilità di una famiglia di quattro persone.
Il suo tempo era più impiegato per mantenerla con sacrifici molto grandi a volte anche umilianti per mantenere fede all’impegno preso che a dipingere miniature, nell’ultima parte della sua vita si è arreso nel mostrarsi in pubblico perché convinto che quello che aveva creato non era sufficientemente apprezzato.
Sia riviste che giornali si sono interessati parlando delle sue opere, sia pure la radio e la televisione hanno più volte trasmesso servizi illustrati sulle sue opere.
Le opere esposte nell’album fotografico sono rigorosamente fatte senza usare nessun fotoritocco e ci scusiamo se non donano all’opera la sua bellezza naturale.
Per chi volesse avere ulteriori informazioni sulle opere e sulle dimensioni reali contattare il figlio Luciano Casella all’indirizzo: 47lucio@gmail.com